La presa in carico dell’utente è preceduta da un momento diagnostico che coinvolge tutte le figure professionali della struttura (psichiatra,psicoterapeuta,pedagogista, educatore):
la conclusione della fase di osservazione può condurre a soluzioni diversificate, ove la contrattazione delle regole e del contenimento, nonché le attività psico-socio-terapeutiche possono variare fino alla proposta di un trattamento individuale( 2/3 colloqui settimanali e un colloquio quindicinale con i familiari).
Il percorso ha inizio con la stipulazione di un contratto che contiene le regole di cui l’utente si assume la responsabilità; esse possono variare in relazione alla situazione specifica che è stata verificata durante l’osservazione: l’elemento differenziale è rappresentato dalla compulsione e dal maggiore o minore bisogno di contenimento che la persona ha manifestato.
Tutti condividono le seguenti norme:no droga e alcol, no violenza fisica e verbale, no rapporti sessuali tra i pazienti, obbligo di sottoporsi ai controlli delle urine tre volte alla settimana e del capello ogni tre mesi, secondo richiesta.
La condizione necessaria per accettare e per tenere l’utente è che sia astinente dall’uso di stupefacenti. Il programma procede per fasi successive:
1.CONTENIMENTO: la fase iniziale, in cui è strutturato il maggior controllo, dedicata all’approfondimento della conoscenza reciproca e ad interventi di tipo comportamentale, volti al ripristino di norme e ritmi quotidiani più appropriati; in particolare ci si occupa di organizzare il tempo fuori dal centro, in modo tale che la persona non si trovi ‘da sola e con nulla da fare’, condizione ritenuta inappropriata.
Il contenimento può essere più o meno stretto a seconda della compulsione verso la droga: a taluni è richiesto di essere accompagnati costantemente, altri invece possono muoversi da soli; alcuni hanno diritto al denaro, altri no.
2.ORIENTAMENTO: l’obiettivo è “guardarsi dentro” e “guardarsi intorno”, cioè è la fase in cui si elabora un progetto specifico sulle attività esterne dell’utente.
Si tratta di un lavoro complesso che implica l’indagine delle abilità, degli interessi, dei desideri del soggetto; l’individuazione delle risorse disponibili sul territorio; la ricerca e la costruzione di una rete di relazioni che sostenga la persona nella riappropriazione graduale di spazi autogestiti e nel contempo consenta una verifica del procedere dell’esperienza, delle modalità con le quali viene affrontata sul piano comportamentale , e degli stati emotivi che l’accompagnano.
Queste esigenze significano, da un punto di vista operativo, avere delle proposte da suggerire, diversificate per ciascun ragazzo, accompagnarlo in una scelta di investimento alternativa all’oggetto-droga; incontrare le persone che fanno parte dell’ambiente( sia esso scolastico, lavorativo, ricreativo) dell’utente, quindi non più solo i familiari, ma anche gli amici, il datore di lavoro, i nuovi conoscenti, etc.
L’obiettivo di questo lavoro è aiutare il soggetto a reinserirsi in un contesto sociale, e soprattutto a contattare le proprie risorse interiori, il più delle volte sconosciute e soffocate da una personalità come-se.
3.RIENTRO: rappresenta il momento di sperimentazione della avvenuta interiorizzazione della legge. Decadono gradualmente alcune risorse terapeutiche e il soggetto decide della propria vita in modo sempre più autonomo, pur mantenendo presso il Centro degli ambiti nei quali confrontarsi rispetto alle proprie difficoltà.
All’inizio di questa fase è probabile che scelga una soluzione abitativa indipendente; sono previsti in un primo momento degli interventi domiciliari di sostegno psicopedagogico
L’inizio di una psicoterapia diventa un’indicazione preparatoria alla conclusione del programma.
Ciascuna fase è quindi definita da regole e privilegi specifici; per privilegi si intendono gli obiettivi da raggiungere che sono insieme un oggetto su cui investire e uno strumento attraverso cui si riconosce una avvenuta crescita.
Il paziente è occupato presso il centro TRE volte alla settimana: lun, mer, ven. dalle 18 alle 22,30, più 2 ore di colloqui individuali con un operatore di riferimento.
Questo tempo è suddiviso per attività:
Programmazione : compilazione di richieste per le uscite personali, pomeridiane o serali, regolate da orari.; tali richieste vengono poi valutate e vidimate e la persona viene confrontata in merito a come organizza il suo tempo libero e al tipo e alla qualità delle relazioni che instaura o non instaura.
Responsabilità personali: sono stati studiati dei compiti specifici che vengono assegnati ai pazienti a turno, per lavorare da un punto di vista pedagogico sulla assunzione di compiti, costanza e impegno nelle responsabilità, capacità di pianificarsi delle attività.
Contemporaneamente ogni responsabilità pone la persona in rapporto con la struttura, cogli operatori, cogli altri utenti:diventa perciò una misura delle modalità relazionali, del grado e del tipo di investimento oggettuale.
Il confronto o il conflitto diventano poi oggetto di interventi terapeutici diversi e di discussione nei gruppi.
Laboratori : come momenti si socialità, di scoperta di risorse, di apprendimento e di scambio.
I gruppi terapeutici
Psicopedagogico, dedicato all’esame dell’andamento delle attività del paziente.
In particolare si trattano le tematiche della socializzazione e dei progetti.
Emozionale (sono due distinti, uno specifico per gli utenti dell’ultima fase del programma), condotto dalla psicoterapeuta, con tecniche di analisi transazionale
Confronto centrato sulle relazioni interpersonali
Psicodinamico di discussione per gli utenti dell’ultima fase del programma e per quelli che hanno terminato.
Il lavoro sull’esterno
Intanto deve essere garantito un ambiente di riferimento. E si ha cura di organizzare un progetto .
Normalmente il ragazzo lavora e se non è così si provvederà fin da subito a pianificare delle attività tali da sottrarlo, almeno parzialmente, al vuoto in cui si trova.
All’inizio gli spostamenti devono essere verificabili.
Esiste un programma settimanale da compilare.
Tutte le uscite sono regolate per tutta la durata del programma: per poter uscire il ragazzo deve inoltrare una richiesta dove specifica con chi esce, da che ora a che ora, a fare cosa; deve inoltre riportare la sua situazione su un apposito quaderno, in cui risulta registrato tutto quello che fa.
In questo modo è facile per lui, per il coordinatore(un utente del rientro che ha compito di verifica), per noi rendersi conto a che punto è con la socializzazione e se sta facendo dei progressi oppure no.
A parte gli interventi di legge (con provvedimenti) intorno alle eventuali trasgressioni su orari di rientro o modifiche non concordate, l’attenzione è rivolta a: - persone frequentate : inizialmente devono essere conosciute dal centro, successivamente il paziente viene stimolato a confrontarsi con nuove conoscenze. Ci si riserva comunque il diritto di convocare chiunque o di sospendere la frequentazione, qualora si verificassero dei problemi.
- Relazioni sentimentali : il ragazzo è invitato ( e si lavora su questo) ad informare della sua situazione il partner, e a quest’ultimo è richiesto di presentarsi e di collaborare col centro in diverse formule.(colloqui, gruppi, disponibilità ad essere contattati per verifiche, qualora lo ritenessimo necessario)
- Tipo di uscite : si osserva come viene occupato il tempo delle uscite e si danno indicazioni per stimolare il ragazzo a confrontarsi con ambienti diversi e nuovi
E’ favorita la socializzazione col gruppo degli utenti, considerato come primo strumento in tal senso; in tutte le fasi esiste l’obbligo di trascorrere un certo numero di week end col gruppo e l’obbligo di una uscita settimanale insieme agli altri.
Fa parte dei privilegi avere la responsabilità di gruppo e la responsabilità telefonica del week end
( un utente a turno è reperibile, deve sentire tutti gli altri, sapere come stanno, raccogliere le variazioni e comunicare con lo staff).
Il denaro, in termini di disponibilità e di apprendimento di una gestione razionale e autonoma, rientra per alcuni in questo ambito di lavoro.
Viene aperta una cassa interna, dove si versa lo stipendio e/o il denaro che la famiglia mette a disposizione per il figlio; da qui si gestiscono tutte le spese relative al mantenimento e al tempo libero, con diverse modalità, fino a quando il paziente, nella fase di rientro apre un conto corrente e gestisce il suo budget mensile, di cui dovrà rendere comunque conto con la documentazione bancaria, scontrini, fatture, eccetera.
E’ previsto di aiutarlo a crearsi un risparmio, che può essere utilizzato per progetti, corsi, hobby, vacanze.
Con l’operatore di riferimento ogni utente elabora poi un progetto esterno di lavoro, hobby, corsi,che varia nel tempo, in relazione alla fase del ragazzo e alle esigenze terapeutiche emergenti.
La famiglia è tenuta, a frequentare i gruppi appositi una volta al mese; sono obbligatori gli incontri di terapia familiare, che hanno cadenza quindicinale, almeno nelle prime due fasi.
I contatti col Sert é richiesto all’utente di stabilire e mantenere dei contatti con il servizio territoriale di provenienza.
La realtà mostra infatti che, allo stato attuale, un percorso terapeutico non è sempre sufficiente ne’ al recupero globale del soggetto, ne’ alla totale remissione del sintomo, ma costituisce una delle tappe necessarie alla soluzione della tossicodipendenza.
Il servizio territoriale svolge, dal nostro punto di vista, l’importante funzione di rappresentare al paziente la continuità della cura, rispetto al quale i diversi e successivi trattamenti assumono il valore di fasi diversificate della terapia, rimandandogli in tal modo un’immagine positiva di se’, salvaguardandolo da vissuti fallimentari, che sovente spingono ad abbandonare qualsiasi tentativo terapeutico. |
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